Da quanto tempo non passavo di qui a sfogarmi!
Forse perché ho meno motivi del solito, meno argomenti pressanti che necessitano di essere scaricati.
O forse perché sono troppo occupato per rendermi conto dei problemi che mi circondano. Mi sono troppo occupato, ultimamente, è vero. Nella speranza che i problemi evaporino da soli. In effetti, quando i problemi non dipendono solo ed esclusivamente da te, aspettare è un’alternativa possibile. Chiamatemi Cunctator.

Mi fa piacere vedere che, nonostante la mia lunga assenza, ci sia qualcuno che lascia dei commenti: grazie davvero a tutti: se riesco nei prossimi giorni faccio un salto sui vostri blog… alcuni li ho già visti, ma mi sono limitato a guardare.

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- Passerà?- Sì, passerà anche questa volta. Come è sempre passato.- Ma questa volta fa male davvero...- No, ha sempre fatto male, tutte le volte. Solo che il tempo ammorbidisce gli spigoli.- Ma è proprio necessario soffrire così? Non c'è una via più facile?- Non lo so... è sempre stato così...- E se fosse il modo sbagliato? Se davvero ci fosse un altro modo, meno doloroso? Non dovremmo forse cercarlo in ogni modo?- Non so... non so... potrebbe esserci un modo meno doloroso, ma magari potrebbe essere peggiore. Non è possibile saperlo prima. Tu hai il coraggio di buttarti?- No... non credo... ho paura.- E allora soffri... passerà.
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Un velo di tristezza
sale
quasi invisibile

La punta di un dolore
cresce
inarrestabile Ed io ti sorridocon gli occhi e con il cuoreTi prendo in giroti faccio volare Sorrido sinceroti faccio naufragarein un oceano di gioiache mai hai potuto provare Ma un velo di tristezza
sale
inevitabile. E allora io ridosguaiato e spensieratogioco al dottoresono innamorato Faccio il pagliaccioe mi illudo di riusciredi dartela a bere,di nasconderti il dolore E una piccola lacrima
scende
clandestina.
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Sono stato "nominato" dalla graffiante (seppur dolcissima) 30soloperdio; chino il capo e mi sottopongo all'ordalia, ma con un guizzo di orgoglio (vedi punto 1).

1) non propago mai le catene (neanche questa volta - sorry,fra).2) mi mangio le pellicine attorno alle unghie in modo selvaggio ed autolesionistico.3) nei week end e nei giorni di vacanza dormo fin oltremezzogiorno.4) alla mattina eseguo meccanicamente sempre le stesse operazioni:metto i calzini, faccio pipì, colazione, bisognini più grossi,bidet, lavaggio denti e viso, vestiti, preparazione pranzo alsacco, automobile; non per scaramanzia, ma perché se ne cambioanche una sola richio di bloccarmi e dimenticarmi qualcosa.5) quando sono concentrato (penso o leggo) lancio per aria,facendoli roteare a mo' di giocoliere, penne o evidenziatori (avolte mi è successo con coltelli e taglierini - è un'azioneistintiva ed inconscia!). Tutto ciò senza necessariamente seguirecon lo sguardo la traiettoria: credo che vedermi sia uno spasso...
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Può una persona cinica e disincantata, pratica ed empirica, scoprirsi un giorno sensibile ed empatica, delicata e compassionevole?Si può arrivare alle soglie dei 40 per scoprire di essere diversi daquel che si pensava, da quello che tutti hanno sempre pensato fino aquel momento?Certo, la razionalità c'è ancora, ben viva ed attenta ad ogni particolare. Ed anche l'esagerato criticismo e l'ostentata sincerità,così spigolosi ed a volte indigesti a tanti "amici". Ma si sono trovatiaffiancati una nuova capacità di analisi meno razionale e piùistintiva, più legata all'animo e meno al cervello: la capacità diguardare una persona cara negli occhi e leggerne i sentimenti; lacapacità di trovare le parole giuste per sollevare un animo oppresso.La capacità di trasformare una critica in un consiglio; senzarinunciare alla sincerità, ma usando il tatto e l'empatia laddove primac'era solo un "così la penso."Ed è piacevole leggere negli occhi di un'altra persona il sollievo, lagratitudine, la serenità ritrovata.
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Sto camminando a passo spedito verso il parcheggio in cui ho lasciato la mia auto, sono già in ritardo. Io odio arrivare in ritardo. Sono immerso nei miei pensieri: lavoro, famiglia, soldi, impegni…
Non vedo l’ora di arrivare alla macchina e poi partire, per arrivare all’appuntamento. Davanti a me vedo un uomo circa della mia età che cammina più lento di me tenendo per mano una bimba, evidentemente la figlia. La bimba parla con voce allegra, trasmette un’inarrestabile gioia. Anche il papà, rispondendo alle domande un po’ ingenue della figlia, trasmette allegria. Per un attimo i nostri sguardi si incrociano, mentre supero la coppia. Colgo un impercettibile imbarazzo nell’uomo, che ha appena risposto alla bimba tenendosi sullo stesso livello culturale del suo interlocutore: forse è un professionista, un medico, magari. O un ingegnere. Ed evidentemente si rende conto che io in quel momento sono a portata d’udito, ed ho sicuramente sentito la sua infantile risposta all’ennesima, insistente domanda della piccola. Si sta forse chiedendo: "Cosa penserà di me questo passante?"
Ed il passante passa oltre. Con un sorriso quasi impercettibile sulle labbra, nascoste tra i folti baffi e la barba incolta.
Ed è passato anche l’imbarazzo che per pochi attimi aveva ammutolito l’uomo. Mentre mi allontano il mio passo rallenta impercettibilmente, nel tentativo di raccogliere ancora qualche goccia di quella gioia spontanea e contagiosa che ha ricominciato a sgorgare dalla coppia.
Pochi minuti dopo sono arrivato alla mia macchina, molto più leggero.

Ma quanto è bello sentire un bimbo ridere di gioia?

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Vorreifermare il mondo interoper fare un bel respiroe poi riprender fiatoper poter ricominciare.

Vorreimettere tutti in filaquesti pensieri stranitenere quelli bellie buttar quelli più brutti.

Vorreitrovare ancor la forzaper essere me stessosenza tenere in manobilancia e microscopio.

Vorreipoter tornare un bimbolasciar dietro le spalleansie, responsabilità e paurerimpianti, rimorsi e colpe.

Vorreipotermi raccontaresenza dover ricorrerea identità fittiziee blando anonimato.

Vorreivorrei, vorrei, vorreima quante cose che vorrei!
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