Sto camminando a passo spedito verso il parcheggio in cui ho lasciato la mia auto, sono già in ritardo. Io odio arrivare in ritardo. Sono immerso nei miei pensieri: lavoro, famiglia, soldi, impegni…
Non vedo l’ora di arrivare alla macchina e poi partire, per arrivare all’appuntamento. Davanti a me vedo un uomo circa della mia età che cammina più lento di me tenendo per mano una bimba, evidentemente la figlia. La bimba parla con voce allegra, trasmette un’inarrestabile gioia. Anche il papà, rispondendo alle domande un po’ ingenue della figlia, trasmette allegria. Per un attimo i nostri sguardi si incrociano, mentre supero la coppia. Colgo un impercettibile imbarazzo nell’uomo, che ha appena risposto alla bimba tenendosi sullo stesso livello culturale del suo interlocutore: forse è un professionista, un medico, magari. O un ingegnere. Ed evidentemente si rende conto che io in quel momento sono a portata d’udito, ed ho sicuramente sentito la sua infantile risposta all’ennesima, insistente domanda della piccola. Si sta forse chiedendo: "Cosa penserà di me questo passante?"
Ed il passante passa oltre. Con un sorriso quasi impercettibile sulle labbra, nascoste tra i folti baffi e la barba incolta.
Ed è passato anche l’imbarazzo che per pochi attimi aveva ammutolito l’uomo. Mentre mi allontano il mio passo rallenta impercettibilmente, nel tentativo di raccogliere ancora qualche goccia di quella gioia spontanea e contagiosa che ha ricominciato a sgorgare dalla coppia.
Pochi minuti dopo sono arrivato alla mia macchina, molto più leggero.
Ma quanto è bello sentire un bimbo ridere di gioia?